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Isole di plastica
Ambiente

Isole di plastica

Un problema di cui si sente parlare sempre più spesso, ma secondo noi non ancora abbastanza, è la plastica nei mari, le famose e tristi isole di plastica. Ma come ci arrivano questi rifiuti in acqua? E come si formano queste isole? Cosa comporta? Abbiamo provato a spiegarlo con questo articolo.

Erano gli anni dell’università, tra il 2014 e il 2015, i primi periodi in cui sono venuta a conoscenza del fenomeno ed è da lì che ho e abbiamo cominciato ad informarci maggiormente sul problema delle microplastiche e delle isole di plastica nei mari e negli oceani. Dai fiumi agli oceani, siamo pieni di plastica che crea notevoli danni biologici ed entra nella catena alimentare. Si tratta di una crisi globale e come tale dovrebbe essere trattata.

Da dove arrivano queste plastiche?

Oltre agli scarichi illeciti, i rifiuti in mare arrivano anche dopo essere stati abbandonati per terra ed in seguito trasportati dai corsi d’acqua, oppure vengono gettati più o meno volontariamente in mare o negli scarichi dei bagni, come ad esempio le fibre degli indumenti e alcuni cosmetici che contengono microplastiche (dal 2020 in Italia sono stati messi al bando i cosmetici da risciacquo che le contengono, ma non tutti i prodotti in commercio rientrano nel divieto).

Per quanto riguarda il Mar Mediterraneo, ogni anno vengono rilasciate 570mila tonnellate di plastica, delle quali 53mila arrivano dal nostro Paese. Queste ultime derivano principalmente da: una cattiva gestione dei rifiuti delle attività costiere (78%); l’attività in mare (18%) come pesca, acquacoltura e navigazione che disperdono reti, cassette, ecc.; i fiumi che trasportano i rifiuti (4%), come il Po che con più di 1000 tonnellate all’anno viene considerato la decima fonte di inquinamento da plastica del Mediterraneo [fonte WWF – Report 2019]. E tutto ciò provoca perdite di diversi milioni di euro che colpiscono principalmente i settori ittico e turistico.

C’è da aggiungere inoltre che il Mediterraneo, essendo un mare chiuso, accumula al suo interno il 7% delle microplastiche globali, tanto da farlo considerare dagli esperti come una zuppa di plastica.

Quali danni provocano?

Come spesso si vede nelle foto, le plastiche di grandi dimensioni possono diventare delle trappole mortali per gli animali, ma un danno ancora più grave lo causano le microplastiche, le quali si possono formare dalla degradazione dei rifiuti, dovuta al sole, al vento o alle correnti, oppure possono essere immesse direttamente in acqua, ad esempio con l’utilizzo di alcuni cosmetici che le contengono. Queste finiscono nella catena alimentare, rilasciando sostanze tossiche negli organismi.

Avendo delle dimensioni simili a quelle dei plancton le microplastiche vengono scambiate per cibo dagli animali che le ingeriscono o, subendo ulteriore degradazione, possono essere trasportate da vento e in generale dal ciclo dell’acqua in ambienti come i ghiacciai o finire nell’acqua potabile. In questo modo vengono assunte semplicemente bevendo l’acqua.

Lo sapevi che uno studio commissionato dal WWF ha rilevato che ogni settimana ingeriamo 5 grammi di microplastiche? Equivalgono a una carta di credito.

Le isole di plastica

I dati che abbiamo riportato poco fa si riferiscono solo all’Italia e al Mediterraneo, ma il problema riguarda tutto il mondo. Ogni anno circa 8 milioni di tonnellate di plastica finiscono negli oceani dai paesi costieri, rifiuti che una volta “catturati” dalle correnti oceaniche vengono trasportati in giro per il mondo.

Queste correnti, poi, in alcuni punti del pianeta creano dei vortici, al centro dei quali si accumulano i rifiuti che formano le famose e tristi isole di plastica. Cumuli di rifiuti grandi centinaia di migliaia, se non milioni, di chilometri quadrati formati in diversi punti degli oceani.

L’isola di plastica più grande e famosa è quella dell’Oceano Pacifico, la Great Pacific Garbage Patch, creata dalla corrente chiamata North Pacific Subtropical Gyre, ma ce ne sono almeno 5 principali e ce n’è una, con delle dimensioni minori, anche nel Mar Mediterraneo. Quest’ultima si trova al largo del Mar Tirreno, tra la Corsica e l’Isola di Capraia.

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In conclusione

La plastica nei mari è un problema serio, reale e che coinvolge tutti. Si stanno muovendo in diversi per provare a risolverlo, ma la verità è che finché non viene presa una posizione politica e amministrativa seria e soprattutto globale a riguardo, tutto il lavoro fatto rimarrà fine a sé stesso. Perché la plastica negli oceani continua ad essere dispersa ogni giorno.
Cosa possiamo fare noi quindi? Come diciamo sempre, nel nostro piccolo dobbiamo prestare più attenzione alle scelte che facciamo, soprattutto quando andiamo a votare, scegliendo chi dimostra reale interesse per queste tematiche.

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