Isola Lavezzi
Diari di viaggio,  Francia

Diario di viaggio | Corsica on the road #6 – Isola Lavezzi e Bonifacio

Una giornata passata al largo di Bonifacio, sulla meravigliosa isola Lavezzi, e una serata tra yacht di lusso e passeggiate nella Città Vecchia.

Giorno 6

Sesto giorno, sesta avventura e questa volta al largo di Bonifacio, la città probabilmente più conosciuta della Corsica.

Già prima di partire avevamo adocchiato la possibilità di arrivare all’isola Lavezzi al largo della costa corsa e questa giornata volevamo dedicarla proprio a questo.

Sapevamo di dover arrivare al porto, ma non sapevamo esattamente dove ci saremmo dovuti recare per poter partire con il servizio di trasporto fino alle isole. Quindi una volta arrivati abbiamo trovato un posto dove fermarci con il van e in due abbiamo girato tutto il porto in cerca di un punto informazioni che ci spiegasse come funziona il servizio.

Inizialmente, visto che la compagnia era la stessa, siamo entrati all’imbarco dei traghetti che partono principalmente per la Sardegna e abbiamo chiesto informazioni allo sportello, pensando gestissero anche i trasporti minori. Ci è stato risposto che loro non sapevano e che dovevamo andare dall’altra parte del porto, dove avremo trovato lo sportello giusto che ci avrebbe fornito tutte le informazioni necessarie.

Detto questo ci siamo incamminati tra gli enormi yacht e il lusso più o meno sfrenato fino ad arrivare al punto informazioni. Qui ci hanno detto che avevamo a disposizione il parcheggio riservato ai loro clienti dove avremmo potuto poi comprare i biglietti. 

Inoltre ci hanno informati del fatto che sull’isola Lavezzi non ci sono strutture ricettive, non c’è nulla, quindi dovevamo partire da Bonifacio con il pranzo al sacco e tutto il necessario per passare la giornata completamente isolati.

Per quanto riguarda il servizio, ogni ora parte una barca (che trasporta più o meno 50 persone) da Bonifacio verso l’isola e sempre una volta all’ora un’altra barca percorre il tragitto inverso. La prima della giornata parte alle 9:00 e l’ultima per tornare è alle 18:30. 

Il costo del biglietto è di 37€ a prezzo pieno e 32,50€ per gli studenti (prezzi al 2019), invariabile a seconda del tempo di permanenza. Quindi si può partire all’ora che si preferisce e si torna quando si vuole, anche con l’ultima barca della giornata.

Una volta parcheggiato, pagato il biglietto e fatto un po’ di spesa in un piccolo supermercato che abbiamo trovato lungo la strada, ci siamo imbarcati e in mezz’oretta siamo sbarcati sull’isola Lavezzi.

Il tragitto per arrivare è stato un po’ movimentato (mai quanto il ritorno), sotto un sole pazzesco, ma nonostante tutto con una vista su Bonifacio e le sue case a picco sulle scogliere a dir poco magnifica!

Isola Lavezzi

Isola Lavezzi

Dopo il solo viaggio di andata, una volta arrivati abbiamo fatto una triste constatazione: nonostante i quintali di crema protettiva, ci siamo tutti scottati i piedi… iniziamo bene!

L’isola si è presentata subito molto interessante, la guida cartacea diceva che le rocce che la caratterizzano ricordano le Seychelles e guardando le foto in internet (non essendoci ancora mai stati) non possiamo che confermare!

Prima di trovare la caletta che ci andava meglio abbiamo girato un pochino per i sentieri tracciati che si ramificano tra il paesaggio arido dell’isolotto e infine ci siamo sistemati dove non abbiamo trovato troppa gente.

Giusto il tempo di posizionarci ed eravamo già in acqua, dove per nostra sorpresa abbiamo fatto il bagno con i pesci che curiosi arrivavano fino alla riva e non a caso diverse persone, munite di maschera e boccaglio, facevano snorkeling.

Dove ci siamo fermati noi la costa è rocciosa, quindi ci si muove meglio con le scarpette, ma in altre calette prevale la sabbia, quindi basta scegliere accuratamente il posto. In ogni caso è consigliabile spostarsi durante la giornata perché ci sono molte zone differenti ed ognuna con il suo fascino.

Dopo pranzo ci siamo spostati un po’ più su, sulla spiaggia successiva rispetto alla prima, e anche qui abbiamo avuto il piacere di nuotare con i pesci. Inoltre, dato che l’isola non è grande, Enrico affascinato dalla sua morfologia si è voluto arrampicare per arrivare al punto più alto al centro di essa e vedere il panorama in quota.

Isola Lavezzi

Abbiamo sfruttato tutto il tempo possibile e prima di imbarcarci con l’ultimo servizio di ritorno abbiamo fatto una breve passeggiata per raggiungere l’altra riva, dove si trova la Roccia dell’Elefante

Nonostante la sua grandezza la roccia non è subito visibile, specialmente perché la strada che porta al suo cospetto arriva dalle sue spalle, lato in cui non è per niente visibile la somiglianza con un pachiderma, ma siamo riusciti lo stesso a scovarla.

Isola Lavezzi

Ritorno a Bonifacio

Il ritorno non è stato troppo piacevole, il mare era un po’ mosso e la barca era abbastanza piena di gente oltre ad andare parecchio veloce. In più il viaggio è durato più tempo perché invece di tornare direttamente al porto di Bonifacio siamo stati portati a fare un giro turistico della costa che ci ha permesso di vedere dei paesaggi stupendi. 

Le modalità di questo giro però sono state relativamente discutibili. Un esempio è la guida che ha parlato per tutto il tempo sempre e solo in francese, spiegando cosa stessimo vedendo ma, come si può intuire, chi come noi non conosceva la lingua non ha capito nulla.

Inoltre, uno dei problemi principali della Corsica è l’abuso edilizio e un esempio secondo noi molto grave lo abbiamo potuto osservare grazie a questo giro turistico che ha circumnavigato l’Isola Cavallo, considerata la più caraibica del Mar Mediterraneo nonché (teoricamente) area protetta, ed ha costeggiato le famose scogliere di Bonifacio con le case a picco.

Come abbiamo detto i panorami che abbiamo potuto vedere sono indescrivibili, ma riteniamo abbastanza triste il fatto che con la barchetta grande la metà di uno degli yacht posteggiati al porto, dove saremmo state una cinquantina di persone, ci hanno portati a fare il giro di quest’isola con diverse ville di persone molto facoltose, con le loro spiagge private, quasi fossero delle attrazioni.

Un’altra nota dolente di questo minitour delle Bocche di Bonifacio è stata la visita alle grotte. Una pecca, sì, perché i modi con i quali questo è avvenuto non si addicono al luogo. 

Spieghiamo meglio: una volta arrivati di fronte all’apertura della Grotta di Sdragonato, con un’imbarcazione che ricordiamo trasportava una cinquantina di persone, hanno suonato il clacson per assicurarsi che all’interno della stessa grotta non ci fosse nessuno. Appurato ciò, siamo entrati con i motori accesi, seguiti a ruota da un’altra imbarcazione della stessa grandezza. 

In conclusione ci siamo trovati dentro alla grotta con due imbarcazioni che occupavano quasi tutta la superficie disponibile, entrambe con i motori accesi. Inoltre, all’interno hanno cominciato pure a strombazzare con i clacson per scherzare tra di loro.

Ecco, per quanto possa sembrare divertente le grotte al loro interno ospitano degli ecosistemi particolari e delicati. Vi trovano rifugio molte specie animali e per quanto quell’ambiente probabilmente sia già bello che compromesso, a parer nostro una compagnia che offre dei servizi turistici simili dovrebbe per lo meno dare il buon esempio e mantenere dei comportamenti congrui agli ambienti che fa visitare ai suoi clienti.

Alla fine del giro siamo sbarcati a Bonifacio e tornati al furgone ci siamo diretti verso il campeggio che ci avrebbe ospitato per quella notte, Camping Pian del Fosse. Fatto il check-in, abbiamo optato per una cena veloce perché quella sera c’erano i fuochi di Ferragosto che il 15 erano stati rimandati a causa del vento. 

Bonifacio

Per evitare di rimanere chiusi fuori dalla sbarra al nostro rientro, abbiamo optato per il tragitto in taxi e una volta tornati nella zona del porto, in attesa dello spettacolo pirotecnico, ci siamo voluti concedere un cocktail. Come potevamo immaginare, data la posizione del locale e la quantità di yacht superlusso ormeggiati intorno, il conto si è rivelato un salasso. 

La gente riunita al porto continuava ad aumentare e per fortuna poco dopo, accompagnati dalla musica, sono cominciati i fuochi d’artificio che ammettiamo abbiano in parte ripagato la spesa per i drink. Lo spettacolo pirotecnico è stato molto bello, con un colpo d’occhio notevole sulla fortezza di Bonifacio.

Isola Lavezzi

La zona di Bonifacio e il suo porto sono abitati fin dalla preistoria, poi vi si insediarono commercianti greci, militi romani, in seguito la Repubblica di Pisa, fino ai genovesi che si videro sottratto il territorio dai francesi per un periodo, ma che riuscirono a riconquistarlo fino al Trattato di Versailles che consegnò tutta la Corsica ai francesi.

La Città Vecchia e la fortezza, circondate da 2,5 km di bastioni, sono state costruite dai genovesi e sono una vera perla. Le sue case alte separate da delle vie strette per disperdere il vento e la vista sul mare dall’alto delle scogliere la rendono un vero gioiello.

Finito lo spettacolo ci siamo incamminati dentro le mura di Bonifacio. Dal porto si può prendere una scalinata con la quale si arriva, attraversando la strada, ad una bella terrazza panoramica da dove inizia anche il camminamento che finisce con la porta principale della città: la Porte de Gênes. 

Passato il varco ci si trova subito immersi nella stupenda Città Alta (o Vecchia) e non esageriamo se diciamo di esserci sentiti catapultati nella storia. Ovunque si posava lo sguardo era tutto stupefacente: dai locali alle vie acciottolate, dalle case agli angoli di vita quotidiana. Peccato che fosse mezzanotte, quindi i locali erano in gran parte chiusi e la città era ormai vuota, ma per noi è stata comunque meravigliosa.

Isola Lavezzi
Il ritorno in taxi

Per quanto riguarda il ritorno in taxi al campeggio, ecco, quello è stato meno meraviglioso. Siamo tornati alla stazione che era circa l’1:30 e davanti a noi, che aspettavano l’arrivo di un’auto, c’erano 10 persone: 3 ragazze e 3 ragazzi che formavano un’unica compagnia e altri due uomini con le rispettive mogli che aspettavano poco lontane.

Una volta arrivati, sentendoci parlare in italiano, i due uomini ci hanno chiesto se sapevamo che numero contattare per chiamare un taxi, in quanto loro erano lì già da un po’ e avevano provato a chiamare tutti i numeri presenti sul tabellone senza ottenere una risposta.

Per qualche istante ci è tornato “l’incubo” dell’andata, dato che anche per arrivare al porto abbiamo avuto problemi a contattare il numero, e poco dopo si è confermato. Ai numeri non rispondeva nessuno, taxi non se ne vedevano e la strada per tornare al campeggio a piedi era lunga, in salita e totalmente al buio.

Dopo alcuni tentativi, quindi, i quattro hanno deciso di andare verso il loro campeggio a piedi mentre noi abbiamo deciso di aspettare… prima o poi doveva pur arrivare qualcuno! Eravamo in una stazione di taxi, con un taxi parcheggiato e con altre persone che aspettavano.

Passata circa mezz’ora è arrivato a piedi il tassista che ci aveva portati dal campeggio al paese, l’auto parcheggiata era la sua, ma per nostra gioia ci ha informati del fatto che non ci avrebbe portati da nessuna parte in quanto aveva bevuto e quindi c’era un suo collega che copriva la sua tratta. 

Peccato che questo fosse l’unico e si è trovato a fare la spola portando su e giù tutti. Abbiamo dovuto aspettare che portasse gli altri 6 ragazzi in due volte per poi far salire noi. Il tutto dopo un’ora e mezza.

Arrivati in campeggio, dopo una giornata così lunga e piena, è quasi scontato dire che siamo crollati in un sonno profondo che ci ha accompagnati fino alla tarda mattinata del giorno seguente.

 

Qual è stato il posto più particolare che avete mai visitato in viaggio?

Gli ultimi due giorni del viaggio li abbiamo passati in due delle spiagge più belle della Corsica, stazionando nello stesso campeggio, ma di questo ne parliamo su Corsica #7, qui sotto.

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