Diari di viaggio,  Irlanda

Diario di viaggio | Irlanda on the road #6 – Dingle, Cliffs of Moher e Galway

1 ottobre

Sesto giorno, sesta tappa. Anche in questo caso la colazione è stata abbondante, tanto che siamo arrivati a sera senza pranzare; questa volta, però, c’era anche un tocco in più: la vista. Eravamo in un B&B disperso in mezzo ai campi, a pochi chilometri da Dingle, ed eravamo circondati da prati verdi che si inerpicavano sulle colline.

Una mattinata a Dingle

Salutati i proprietari di casa, abbiamo passato la mattinata a Dingle, un paese molto affascinante dove vi consigliamo di fermarvi nel caso vogliate fare un on the road in Irlanda.

Si legge Dingle ma si scrive An Daingean… cosa? Se vi mettete a cercare Dingle sulla cartina di Google Maps non lo troverete perché il nome imposto dalla legge sarebbe An Daingean, in gaelico, ma gli abitanti del posto hanno voluto mantenere il nome anglicanizzato. È una cittadina con quasi 2000 anime e, come abbiamo spiegato ieri, ospita un porto di pescatori che rende l’atmosfera incredibile. La prima impressione che ci ha dato passeggiando per le sue vie è stata appunto di sentirci dentro ad un film di pirati. Con i suoi molteplici pub caratteristici, il lungomare, il porto, i pescherecci e i pescatori in giro per le stradine, sembrava di essere in qualche scena del film Pirati dei Caraibi.

La celebre mascotte di questo paese e della sua baia si chiama Fungie, è un delfino che dal 1982 vive nelle acque nei dintorni di Dingle e segue divertito le imbarcazioni che prendono il largo dal porticciolo. Per dare la possibilità anche ai turisti di incontrarlo ci sono delle imbarcazioni che giornalmente partono per dei tour di un paio di ore alla ricerca del simpatico delfino.

Se volete qualche informazione in più sui pub vi rimandiamo all’articolo precedente in cui vi raccontiamo la nostra serata. Aggiungiamo però un altro locale caratteristico che è nato a Dingle ma si è diffuso anche a Killarney, a Dublino, a Kilkenny e a Galway: Murphy’s, una gelateria che crea gelati dai gusti molto particolari.

Completato il giro in paese siamo ripartiti per il nostro viaggio e questa volta verso una delle mete più attese e più spettacolari dell’Irlanda! Se vi diciamo che ci siamo diretti verso nord, ma siamo rimasti comunque sulla costa occidentale del Paese e che questo posto si trova sotto alla città di Galway, vi viene in mente qualcosa? Sono molto alte, arrivano fino a 214 m a picco sul mare e con delle buone condizioni meteo è possibile vedere le isole Aran, ora avete capito vero? Stiamo parlando delle leggendarie e magnifiche Cliffs of Moher, le Scogliere di Moher, uno spettacolo naturale che toglie il fiato.

Le Cliffs of Moher, le imponenti scogliere

Quando siamo arrivati abbiamo lasciato l’auto nel parcheggio di fronte al Visitor Centre, a pagamento, e come dei bambini esaltati ci siamo quasi messi a correre impazienti di vedere le famosissime scogliere. Purtroppo, il tempo non è stato clemente e torneremmo in Irlanda solo per ritornare a goderci questa magnificenza.

Che il tempo non sarebbe stato dei migliori lo avevamo capito già a metà strada, prima di arrivare, ma per fortuna ha frenato un po’ e siamo riusciti a vedere le imponenti pareti che si elevano dalle acque dell’Oceano Atlantico e su cui le onde si scagliano imperterrite.

Il tempo di alcune foto e il vento che si è alzato mancava poco che ci spostasse. Tanto per far capire la sua potenza, facevamo fatica ad andare controvento e se si provava ad alzare un arto questo si spostava in direzione delle folate di aria. Con sé il vento ha portato anche molta nebbia rendendo il paesaggio ancora più suggestivo e inquietante, oltre che il pavimento scivoloso. Consigliamo dunque di fare attenzione in generale senza andare ad avventurarsi in punti pericolosi mettendo a rischio la propria incolumità, rimanendo quindi dentro le protezioni alte circa 1.50 m, e prestare ulteriore attenzione con questo tempo.

Le scogliere percorrono 8 km lungo la costa e ospitano la più grande colonia di nidificazione d’Irlanda: oltre 20 specie di uccelli nidificanti, di cui 9 sono specie di uccelli marini, e più di 30.000 coppie nidificanti; questo ha fatto sì che, secondo la Direttiva Uccelli, le Cliffs of Moher siano diventate una ZPS, ovvero una Zona di Protezione Speciale. Questa Direttiva è stata istituita dall’Unione Europea per preservare, mantenere o ristabilire una certa varietà di habitat sufficiente a tutte le specie di uccelli allo stato selvatico e secondo questa direttiva i siti più importanti per queste specie devono essere tutelati designando, appunto delle ZPS, come nel caso delle Scogliere di Moher.

Questo piccolo momento Superquark è per farvi capire che oltre ad essere un sito meraviglioso per i nostri occhi lo è anche per la biodiversità.

Nonostante l’elevato numero di esemplari animali, non solo uccelli ma anche altri, sfortunatamente non ne abbiamo visto neanche uno se non le mucche che pascolano appena fuori al Visitor Centre. Tra le diverse specie presenti, da aprile a luglio è possibile vedere anche i Puffins, ovvero la simpatica pulcinella di mare. Inoltre, si possono vedere più comunemente i delfini e le foche e con un po’ di più fortuna anche squali e balene.

Durante la nostra visita il vento non ha cessato un secondo di soffiare e così, di lì a poco, la nebbia ha preso il sopravvento coprendoci la vista sull’oceano… e noi che speravamo in un colpo di fortuna e vedere uno spiraglio di luce al tramonto! Vabbè, vorrà dire che ci torneremo 🙂

Quando ci siamo resi conto che ormai la situazione meteorologica non poteva che peggiorare siamo tornati alla macchina e in quel momento ha pure cominciato a piovere a dirotto. Siamo così tornati alla macchina lavati dalla testa ai piedi e, con il riscaldamento al massimo nell’inutile speranza di scongiurare un bel raffreddore, ci siamo diretti verso la tappa finale della giornata dove abbiamo passato la notte e dove siamo arrivati più acciaccati che sani, con un raffreddore allucinante e forse anche la febbre, ma non avevamo un termometro, quindi non ci siamo fatti intimorire.

Galway, la terza città più grande dell’Irlanda

L’ultima tappa della giornata è stata la frizzante Galway. Il nostro arrivo in città è stato sul tardino, siamo arrivati intorno alle 21 e quindi, dopo esserci sistemati per la notte in un hotel terribile appena fuori dal centro, siamo usciti a cenare con la speranza che almeno in una città come questa le cucine non chiudessero alle 21.

Grazie al cielo abbiamo trovato dove mangiare e ci siamo quindi sbaffati un buon fish and chips da McDonagh’s, un locale che da una parte è ristorante di pesce e dall’altra è una specie di fast food che serve fish and chips cucinato al momento  con il pesce fresco. Si può scegliere tra diverse opzioni, noi abbiamo optato per merluzzo e salmone accompagnati ovviamente dalle immancabili patatine fritte.

Finita la nostra gustosa cenetta non potevamo non provare la birra locale e quindi abbiamo tentato la fortuna andando in un pub che avevamo visto in precedenza, il Tigh Neschtain, un bellissimo e piccolissimo pub molto tradizionale, rivestito in legno e con i tavoli separati da dei separé, ma oltre al fatto che era pieno e non ci si girava, non avevano neanche la birra che cercavamo.

Ci siamo spostati quindi nel pub di fronte al locale dove avevamo cenato, il Quays Bar, il quale esternamente ci sembrava molto piccolo ma non appena siamo entrati ci siamo sentiti in una di quelle tende magiche di Harry Potter che da fuori sono piccoline e dentro sono delle ville.

Siamo entrati totalmente a caso, non ci eravamo informati molto sui migliori pub di Galway, ma dato il grande quantitativo di locali presenti in città probabilmente qualsiasi scelta è buona. Per l’esperienza che abbiamo avuto, però, questo ve lo consigliamo: molto ampio e allo stesso tempo accogliente, musica dal vivo e allegria in ogni angolo. Qui abbiamo assaggiato la tipica birra di Galway, la Galway Hooker, una birra chiara.

Dopo esserci bevuti la nostra pinta sulle note della musica irlandese suonata da vivo da una band, siamo tornati verso l’hotel e, nonostante fosse lunedì e non un giorno del fine settimana, c’era un’orda di ragazzi ubriachi per le strade della città che si dirigevano urlanti verso le discoteche. Questa cosa ci ha fatto un po’ di impressione, nel senso che Galway ha meno di 80.000 abitanti, quasi come la nostra Treviso, e non riusciamo ad immaginarcela con così tante persone ubriache per la strada, soprattutto di lunedì sera.

Per sapere come abbiamo vissuto Galway in versione diurna leggete il settimo capitolo, questa giornata ci ha fatto provare molte emozioni, come potete immaginare, in particolare per la visita alle Cliffs of Moher. Siete mai stati su delle scogliere di questo tipo? Se si quali? Fatecelo sapere 😊

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