Rete Natura 2000
Italia,  Puglia

Cosa vedere sul Gargano oltre alle spiagge

Per concludere la serie di post riguardanti il nostro viaggio tra Abruzzo, Molise e Puglia, oggi vi parleremo del Gargano e di cosa offre oltre alle sue meravigliose spiagge.

Foresta Umbra

Prima di tutto vorremmo parlarvi di un posto stupendo, quasi magico, che si trova al centro dello sperone, un polmone verde, un angolo di pace fresco e silenzioso dove potersi rifugiare se fa troppo caldo e se ci si vuole immergere nella natura: la Foresta Umbra

Il nome potrebbe confondere in quanto si trova in Puglia, ma il significato di umbra va ricavato dal latino per cui vuol dire cupa, ombrosa. Questo aspetto possiamo confermarlo: i raggi di sole che penetrano fino al sottobosco sono pochi e per questo motivo la temperatura è nettamente diversa dalle zone che circondano la foresta.

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Per darle una posizione più specifica: si estende su una superficie di circa 400 ettari tra i comuni di Monte Sant’Angelo, Vieste, Vico del Gargano, Carpino e Peschici, a 800 m di altitudine, all’interno del Parco Nazionale del Gargano.

Ospita diverse specie animali e vegetali e tra queste ultime risalta il faggio, la specie più diffusa. Come è scritto nel loro sito, nei tabelloni e cartelli presenti all’interno della foresta e soprattutto come è giusto che sia, essendo un’area naturale protetta, il rispetto per la natura è una delle regole principali da far osservare a chiunque voglia visitarla.

Appena siamo arrivati abbiamo incontrato un gruppo di bambini intenti a cercare tracce di animali, infatti sono disponibili diversi percorsi didattici a riguardo. Ci siamo poi diretti verso il Laghetto d’Umbra, sempre in mezzo agli immensi alberi, e abbiamo seguito il sentiero che permette di girarci attorno, una passeggiata tranquilla. 

Questo però non è un semplice sentiero poiché è possibile seguire a tappe la spiegazione della Rete Natura 2000 e delle leggi che la riguardano, infatti si chiama “Sentiero Natura 2000”. Per chi non lo sapesse, Rete Natura 2000 consiste nell’individuazione di aree per la conservazione della biodiversità, un progetto ormai indispensabile vista la perdita continua di quest’ultima.

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Il bello di questo posto è che si percorrono diversi chilometri in mezzo agli alberi e alla natura, al silenzio e alla pace. Inoltre, a luglio 2017 è stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. Se volete maggiori informazioni su questo posto ecco qui il sito: Foresta Umbra.

Monte Sant’Angelo

Siamo stati poi a Monte Sant’Angelo, meta di molti  pellegrini in visita al Santuario di San Michele Arcangelo, anch’esso Patrimonio dell’Umanità, costruito attorno alla grotta indicata dall’Arcangelo Michele a San Lorenzo Maiorano nell’anno 490.

L’atmosfera è un po’ particolare: da una parte ci sono le persone super devote che, anche se solo di passaggio, si fermano davanti al santuario per farsi il segno della croce; dall’altra, quando si entra, ci sono tutti quei turisti che, nonostante i cartelli di divieto e le persone che intimano di smettere, fotografano la grotta e parlano chiassosamente, non curandosi di chi è lì per motivi diversi dai loro.

Effettivamente sì, diciamolo, la grotta meriterebbe una foto ricordo vista la singolarità, però ogni tanto è utile fotografare anche solo con gli occhi, in modo da non avere solamente un pezzo di carta o un file sul computer, che magari dopo un paio di volte che abbiamo mostrato a parenti ed amici ci dimentichiamo della sua esistenza. Un ricordo impresso nella mente probabilmente è molto più appagante.

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Successivamente al santuario, abbiamo fatto un breve giro per i vicoli del centro storico seguendo uno dei percorsi indicati dai cartelli esposti sui muri delle case. In questo modo siamo riusciti a notare come il turismo si concentri solo nella zona del santuario e del castello, dove ci sono bancarelle di prodotti tipici, souvenir e chi più ne ha più ne metta; il resto del paese lo abbiamo trovato semi-deserto, forse anche perché non eravamo pienamente in stagione turistica, ma pensavamo quasi di esserci persi avendo seguito male le indicazioni.

Siamo poi risaliti verso il Castello normanno-svevo-angioino-aragonese di Monte Sant’Angelo che abbiamo visitato. Ha una peculiare forma in quanto è allungato e una delle due estremità è a forma di lancia, ma non solo: in generale ha una struttura irregolare rispetto agli altri castelli in quanto è molto antico, i proprietari sono stati diversi e ognuno ci ha messo del suo. Per la punta a forma di lancia ci è subito venuto in mente il Forte Spagnolo dell’Aquila, il quale ha i quattro bastioni anch’essi a punta di lancia.

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L’ingresso ci è costato 2€ (2017) a testa, siamo entrati e siamo saliti direttamente in cima, sulla “punta della lancia” e, come si poteva immaginare, la vista dal monte è a dir poco stupenda. Con una giornata limpida si vede anche il mare, più precisamente il Golfo di Manfredonia.

Proseguendo la visita, seguendo le indicazioni, si viene portati dall’altra parte del castello dove ci sono le stanze: prima di tutto si possono vedere le prigioni, poi la Stanza del Tesoro, altre stanze e infine la Torre Cisterna, la quale raccoglieva l’acqua piovana ed era utilizzata come riserva nei periodi di siccità.

Oltre alla vista, ci hanno colpito: la Sala del Tesoro, la quale non era, come si potrebbe pensare, la sala dove veniva tenuto l’oro, ma la stanza di Bianca Lancia, grande amore di Federico II e da lui considerato un tesoro; il percorso basso e stretto per uscire dalla Stanza del Tesoro fino al giardino; ed infine, per la genialità, la Torre Cisterna… sembra di essere dentro a una grandissima botte.

Siamo rimasti un po’ “delusi” dal fatto che, con tutta la storia che ha e il potenziale che avrebbe, l’interno del forte è molto spoglio e le descrizioni delle stanze sono solo in italiano. Un turista straniero (e per il santuario ce ne sono molti) se entra non capisce nulla.

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Peschici

Infine, abbiamo visitato e quindi possiamo consigliarvi, Peschici. Si trova a nord rispetto a Vieste e la sua posizione a strapiombo sulla costa lo rende un paese molto suggestivo, soprattutto in alcuni punti.

Un aspetto negativo che abbiamo riscontrato subito appena arrivati, è stato il posto auto: i parcheggi non sono molti e le strade sono parecchio strette e caotiche. Noi abbiamo trovato posto dove parcheggiare ma, tenendo conto della stagione (prima metà di maggio), non siamo sicuri che si trovi facilmente in periodi più frequentati.

Subito ci siamo diretti verso il centro storico, dove si trova anche il castello, e siamo rimasti affascinati da alcuni scorci a dir poco stupendi. Tra le tipiche case bianche con i dettagli blu, il mare che si vedeva in lontananza da quasi ogni stradina, le botteghe, i pochi turisti a causa della bassa stagione e gli abitanti ancora nella loro “vita normale”.

L’atmosfera era a dir poco suggestiva e, perdendoci per le stradine come piace fare a noi, siamo arrivati a quello che forse è il punto più bello del paese: un terrazzo a picco sul mare in via Castello. Le onde che si infrangevano sulla costa una quindicina di metri sotto i nostri piedi e il mare che si perdeva all’orizzonte rendevano l’atmosfera, che prima era suggestiva, magica.

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Tornando indietro ci siamo trovati in mezzo a una festa, probabilmente di fine anno scolastico, svolta in mezzo a una piazzetta e questo ci ha fatto capire che siamo stati fortunati ad aver trovato una stagione non ancora così turistica da permetterci di vedere Peschici durante la sua normale vita quotidiana.

Per questo viaggio è tutto! Speriamo di esservi stati d’aiuto per le vostre future mete o comunque di avervi fatto viaggiare un po’ con la mente. Alla prossima!

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